Quello di Beppe Grillo e del suo “Movimento 5 stelle” alle ultime elezioni amministrative è stato un boom oppure no? I grillini rappresentano un’alternativa alla Casta o possono essere semplicemente liquidati come ‘qualunquisti’? La loro è solo antipolitica o sono davvero in grado di rappresentare quel rinnovamento a cui aspirano tanti italiani?
Una sola risposta non c’è, e ormai da settimane politici, giornalisti e analisti non parlano d’altro. In tv, sui giornali e soprattutto su internet, l’argomento che tiene banco è uno solo: il fenomeno del “grillismo” in tutte le sue declinazioni. E questo dà l’idea di come l’attuale panorama politico sia quasi un “deserto dei Tartari”, altrimenti…
Il dibattito è aspro, anche perché l’Italia rimane un Paese in cui affrontiamo anche la politica come una partita di calcio: da una parte Grillo con il suo movimento e i suoi sostenitori, dall’altra tutti gli altri. O sei a favore, e sei bollato come qualunquista, o sei contro, e allora fai parte della Casta. Credo però che la questione sia più sottile e complicata.
La mia opinione sul comico genovese è impietosa: è un bravo demagogo con la residenza in Svizzera che ha saputo parlare sia alla pancia che alla testa di molti italiani, interpretando la loro insofferenza verso la vecchia politica in un momento in cui la grave crisi economica e i provvedimenti impopolari del governo Monti non fanno che inasprire gli animi, trasformando ogni dibattito in uno scontro. Senza dimenticare gli scandali che hanno colpito politici di ogni colore…
Ma se questo può valere per il leader del “Movimento 5 stelle”, non posso dire lo stesso per i cosiddetti ‘grillini’, cioè i candidati e i seguaci di Grillo. Molti di loro sono giovani e giovanissimi, e quasi tutti si avvicinano alla politica per la prima volta. La verità è che se avessero deciso di entrare a far parte di un qualunque partito tradizionale, avrebbero rischiato di rimanere inghiottiti in uno scontro ideologico trito e ritrito, animato da una destra, da una sinistra o un centro rimasti ancora a temi di cinquant’anni fa. Altro rischio sarebbe stato quello di scontare anni e anni di finta gavetta – ovviamente a titolo gratuito –come segretari o assistenti di qualche parlamentare o amministratore locale nella speranza spesso vana di essere candidati o – almeno – di veder riconosciuti i propri meriti. Per non parlare dell’eventualità di metodi di selezione poco ortodossi stile veline, Grande Fratello o altro ancora…
Invece il Movimento 5 stelle dà loro l’opportunità di superare tutto questo, e di occuparsi di problemi più pressanti: dai temi locali alla crisi economica, alla disoccupazione e alla corruzione. È quindi il sistema a essere innovativo, non tanto le proposte. Anche perché per la maggior parte, salvo i giusti richiami ai vergognosi costi della politica o a all’esclusione dei condannati dal Parlamento, si tratta di campagne demagogiche e utopistiche, come l’invito a non pagare le tasse, a non ripagare il debito o a uscire dalla Zona Euro.
La loro forza sta nel non essere schiavi di vecchie ideologie, cosa che dovrebbe essere normale, rispetto a una politica giurassica e ingessata in posizioni distanti anni luce dai problemi reali del Paese. Ben venga dunque il grillismo, se serve a svegliare una classe politica che oggi non è in grado di intercettare gli interessi di quelle persone che chiedono aiuto attraverso un voto che è chiaramente di protesta. È quindi evidente che Grillo non sarà la soluzione, ma speriamo che il suo momentaneo successo sia un segnale chiaro per tutti quei partiti che condannano l’Italia e gli italiani a un presente e a un futuro senza innovazione, merito, legalità e solidarietà. È ora che le migliori teste e le migliori esperienze, a prescindere dall’età, si uniscano per Cambiare Davvero…
Alessandro Onorato