07 febbraio 2012 di Alessandro Onorato
Chi sono e che cosa hanno in comune Roberto Rosso, Giorgio Jannone, Daniele Folgora, Adriano Paroli, Elisabetta Castellazzi, Franca Valenti, Roberta Pizzicara, Diana Battaglia, Enrico Cavaliere, Oreste Rossi, Alberto Bosisio, Edouard Ballaman, Francesco Stroili, Flavio Bonafini, Fabio Padovan, Salvatore Bellomi, Roberto Asquini, Giulio Arrighini, Michele Cappella, Antonio Borrometi, Ugo Malagnino, Martino Dorigo, Paola Martinelli, Emanuela Cabrini, Domenico Basile e Daniele Franz? Sono i magnifici 26 parlamentari, di cui tre ancora in carica, che hanno il “merito” di aver presentato ricorso contro l’abolizione dei vitalizi. O meglio, contro il nuovo regime deciso a gennaio che prevede la sostituzione dei vitalizi con una pensione contributiva che potrà essere riscossa non prima dei 60 anni. Avvicinando, almeno nel metodo, il sistema pensionistico dei parlamentari a quello dei comuni mortali. La cosa divertente – si fa per dire – è che 15 di questi 26 illuminati della politica italiana sono leghisti. Sì, avete capito bene: sono stati eletti nelle liste della Lega Nord, il partito dei neo difensori del proletariato in camicia verde, quelli del motto “le pensioni degli operai del nord non si toccano”. E nemmeno i vitalizi, a quanto pare. Chissà che cosa ne pensano alla Padania, quotidiano ufficiale del partito, che il 1 febbraio titolava: “La Lega taglia i costi della politica”… Il doppiopesismo leghista appare ormai consolidato: alla Lega di lotta nelle valli padane si sovrappone la Lega di governo del sottogoverno romano. In questo caso, come in quello dei soldi investiti in Tanzania, alla Lega anti-casta dei titoli della Padania, si aggiunge quella salva-privilegi che ricorre in segreto perché vede ridursi un po' la sua pensione. Insomma dietro gli urli e gli strali padani, la solita furberia all'italiana.
Ma veniamo agli altri: Giorgio Iannone e Roberto Rosso del Pdl, ex sottosegretario al Lavoro, e Daniele Folgora (Lega), ex sottosegretario all’Economia, sono i tre parlamentari che ancora siedono tra i banchi di Montecitorio. Adriano Paroli (Pdl) a gennaio ha lasciato la Camera per fare il Sindaco di Brescia. Gli altri sono tutti della prima era berlusconiana, come Paola Martinelli e Emanuela Cabrini, elette nelle liste di Forza Italia nel ’94. Ma l’avidità – si sa – non conosce colore politico. Ecco allora che troviamo anche tre eletti nell’Ulivo (Cappella, Borrometi e Malagnino), due con Alleanza nazionale (Basile e Franz) e uno (Dorigo), addirittura, con Rifondazione comunista.
Sul ricorso presentato dai “magnifici 26” ora dovrà decidere il Consiglio di giurisdizione della Camera, presieduto dal finiano Giuseppe Consolo. Il verdetto è atteso per il 18 aprile. Intanto vi lascio con un pensiero: appuntatevi questi 26 nomi e se avete tempo, magari, girateli anche ad amici, parenti e conoscenti. Non per alimentare il sentimento di antipolitica e le polemiche fini a se stesse, che spesso sono peggio del male che vorrebbero combattere, ma per ricordarvene quando sarà il momento di andare a votare. Intanto continuiamo a lottare per modificare la legge elettorale e reintrodurre le preferenze: l’unico modo per abbattere la distanza tra cittadini e politici, e ‘legare’ questi ultimi alle loro responsabilità, è quello di restituire agli italiani il diritto di scegliere i loro rappresentati e di scrivere un nome sulla scheda elettorale. Un nome che – mi auguro – non sarà quello di uno dei “magnifici 26”.
Alessandro Onorato