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SALVIAMO IL GIGANTE MALATO. COLOSSEO: CHE FARE?

Una storia all’italiana: dall’emergenza restauro a "Mr Tod’s"

12 febbraio 2012 di Mario Sordi

SALVIAMO IL GIGANTE MALATO. COLOSSEO: CHE FARE?

Ogni grande città si identifica in un monumento che è in grado di raccontare la storia e le storie del luogo, che porta sulle grandi spalle i millenni e le guerre, tutto ciò che c’è da ricordare, che superstite dal cono oscuro dei secoli, è in grado di conferire alla popolazione un’identità, indicando virtù e vizi, valori ed errori della vita di una comunità. Ma il Colosseo non è solo il simbolo indiscusso della Città Eterna, il suo marchio; è l’immagine più famosa e autorevole per indicare l’intera romanità, quell’antica e formidabile civiltà di guerrieri, legislatori e ingegneri che diede, o meglio impose, una matrice comune alle popolazioni europee, gettando le fondamenta dell’idea di Europa come comunità, unità civile. Il Colosseo è quindi simbolo dell’intera antichità occidentale, è monumento, riferimento, mito, libro, per tutti i Paesi europei, è dei romani e di quel mondo occidentale che dai romani fu plasmato.

Fin dal Medioevo si hanno documenti che attestano la visita, da parte di pellegrini e viaggiatori, delle strutture superstiti del Colosseo. Dal Rinascimento in poi, la mania dell’Antico portò il monumento a diventare meta eletta di letterati, artisti, intellettuali e semplici amatori giunti a Roma da tutta Europa. Se tra Settecento e Ottocento il viaggio alla scoperta delle antichità romane si imponeva come tappa obbligatoria per concludere il percorso formativo di un aristocratico umanista, ancora oggi il doveroso tributo è grande; ma i sacerdoti di questo rito oggi sono le masse popolari, genti extraeuropee, come la modernità impone. Senza soluzione di continuità il Colosseo è visitato da immense fiumane di persone, tutte ansiose di conoscere la nostra storia, di vedere cosa si cela all’interno del grande anfiteatro, tutti bramosi di strappare a Roma l’anima e portarla lontano nelle proprie case come trofeo, feticcio, di una civiltà dal respiro mondiale.

Dopo duemila anni, dopo terremoti e crolli, abbandono e tentativi di restauro, dopo spettacoli, incendi, interramenti e milioni di visitatori, il gigante è gravemente malato e necessita, ormai da troppo tempo, di un profondo e accurato restauro. Urge della sostituzione dell'attuale sistema di chiusura delle arcate perimetrali, i famosi fornici, con cancellate adeguate e moderne che evitino l’effetto “gabbia arrugginita” o “cantiere permanete”, (e anche l’accesso di animali). Prioritario é il restauro dei prospetti settentrionale e meridionale, sia a livello statico che estetico; mancano i setti radiali e le porosità del marmo travertino sono ormai intrise di smog e sporcizia. Gli ambulacri, un tempo splendidi corridoi di acceso, oggi si presentano come grotte dal soffitto nero, con cavi elettrici a vista. Bisogna mettere in sicurezza le strutture degli ipogei, ovvero dei sotterranei, mai visibili fino ad ora e di enorme interesse archeologico.

Tutti gli impianti vanno messi a norma. Da rifare la segnaletica interna; completamente da rivedere il percorso dei visitatori; permettere l’accesso all’anello più alto; collocare pannelli didattici, oggi del tutto mancanti. I pochi e preziosissimi stucchi superstiti vanno restaurati con grande attenzione e perizia. Tutte le attività di organizzazione e supporto delle visite, come accoglienza, biglietteria, bookshop, servizi igienici devono essere portate all’esterno del monumento attraverso la realizzazione di un moderno centro servizi. Bisogna riqualificare la piazza antistante trasformandola da “bazar romano-magrebino” in spazio moderno, ordinato e multifunzionale.

Con l’arrivo del nuovo sindaco Alemanno sembrava tutto risolto e tra l’estate e l’autunno del 2010 veniva aperta la gara pubblica per il restauro del grande gigante malato. Chi avrebbe vinto? Chi avrebbe caricato sulle sue spalle un così oneroso e complesso progetto? Nessuno! Nell’autunno, infatti, va a vuoto la gara pubblica per la ricerca di sponsor privati. Il commissario Roberto Cecchi, uomo di grande esperienza nel settore e oggi sottosegretario ai Beni Culturali, prende in mano la situazione, in modo volitivo e “un po’ bulgaro.” Opta per una trattativa breve e diretta con colui che si dimostrava, da subito, concretamente interessato a portare a termine il progetto. Detto fatto! Poco dopo, Il 27 gennaio 2011, si arriva all’accordo tra il sindaco Alemanno e il noto imprenditore Diego della Valle, per gli amici "Mr Tod’s", che si impegna per ben 25 milioni di euro. E’ festa grande in Campidoglio, il Colosseo è salvo e con esso anche le casse del Comune di Roma e del Ministero. Ma a spegnere i sorrisi sui volti del Signor Sindaco e Mr Tod’s giunge, il 18 marzo 2011, l’esposto contro l’accordo presentato alla Magistratura e alla Corte dei Conti da Uil Beni Culturali. A rincarare la dose e ad infiammare la polemica arriva, il 19 ottobre 2011, il ricorso al Tar del Lazio presentato da Codacons, Associazione dei consumatori, del noto avvocato Carlo Rienzi; ricorso che si appella addirittura all’Antitrust. Viene notata una difformità tra il bando pubblico e la trattativa privata con Della Valle, soprattutto relativa alla tempistica concessa: gli altri soggetti interessati alla gara avrebbero avuto un termine inferiore alle 48 ore per la presentazione delle offerte! Il 9 gennaio 2012 è giorno nefasto : l’Antitrust boccia l’accordo tra Comune e Tod’s, ribadendo la difformità tra bando e trattativa privata. Inoltre mette in luce ulteriori irregolarità relative alla durata dei diritti di sfruttamento, da parte di Della Valle, dell’immagine del Colosseo, prolungati da 36 mesi di cantiere previsti a ben cinque anni. Ulteriore crollo della già critica situazione si ha l’11 gennaio 2012, quando le indagini della Procura di Roma e della Corte dei Conti rilevano nella trattativa, a partire dall’ esposto Uil, i reati di abuso d’ufficio e danno erariale. Alemanno e Cecchi minimizzano, smentiscono, difendono la regolarità della trattativa. Della Valle, dopo uno scatto d’ira ed essersi recato dal Ministro Lorenzo Ornaghi, minaccia di abbandonare il progetto, perché ferito nell’onore e nella buona fede “di voler fare qualcosa di importante per l’Italia”. Le acque si calmano improvvisamente, anche se in modo poco chiaro: la Uil ritira l’esposto e il Codacons notifica al Tar un’istanza di conciliazione tra le parti. Tornato in se, Mr Tod’s si dimostra disposto a mediare e intanto il Colosseo, giorno dopo giorno, è sempre più debole, più sporco, più difficile da recuperare e cede al vento briciole di un passato glorioso. Mentre i mattoni cadono dall’alto dei cornicioni, come è accaduto lo scorso Natale, il modo osserva e giudica l’operato di un’amministrazione che non sa CAMBIARE DAVVERO!

 

Mario Sordi, Responsabile gruppo "Cultura"

 

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