26 gennaio 2012 di Giampaolo Nardozi
Il mondo delle Società a partecipazione pubblica (le cosiddette Municipalizzate) si apprestano a vivere un periodo di grande rinnovamento. La svolta deriva non solo dalle attuali vicissitudini economico-politiche, ma anche dall’entrata in vigore di una normativa di riferimento che sta sollecitando l’urgenza di sottoporle a profonde modifiche. Ma, normative a parte, la privatizzazione delle Società serve soprattutto a evitare errori di gestione e scelte sbagliate il cui peso potrebbe inevitabilmente ricadere sulle spalle dei cittadini. La parola d’ordine quindi è OTTIMIZZARE!!!!
Facciamo un breve riepilogo a partire dalla normativa di riferimento, l'art. 3, comma 27, della legge n. 244/2007, che prevedeva l'obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di assumere, oppure mantenere, partecipazioni in società aventi per oggetto "attività Strettamente necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali". Successivamente, si sono avvicendate altre norme che prevedevano, in particolare, le privatizzazioni delle società partecipate. Oggi, invece, sia l'art. 4 del D.L. n. 138 che l’art. 9 della legge n. 183, entrambi del 2011, segnano una decisa sterzata verso la liberalizzazione della categoria dei Servizi Pubblici Locali (SPL). Il disegno di queste ultime due norme si può riassumere in alcune linee guida, quali:
• La realizzazione di un sistema liberalizzato di servizi pubblici locali (SPL), con specifico riguardo alla loro valenza economica, da ottenere mediante la piena concorrenza nel mercato di riferimento;
• L’indirizzo, comunque, di tutte le iniziative verso la liberalizzazione e la privatizzazione dei servizi medesimi;
• L’obbligo di porsi, come ulteriore obiettivo, quello di migliorare costantemente la qualità e l’efficienza dei servizi medesimi, tramite il continuo confronto con i maggiori concorrenti sul mercato.
Il perno su cui ruota l’insieme delle operazioni previste è rappresentato dalla “delibera quadro” che ciascun Ente Locale deve approvare entro il 12 agosto 2012. Essa dovrà contenere l’analisi dettagliata dei servizi gestiti dall’Ente stesso tramite le proprie società partecipate, verificando “la fattibilità di una gestione concorrenziale degli SPL di rilevanza economica, determinando l’intenzione di liberalizzare tutte le attività economiche, quindi, limitando le ipotesi di gestione in esclusiva unicamente ai casi in cui un’eventuale gestione privata non fosse idonea a garantire un servizio adeguato in favore della comunità”.
I soli servizi che non sono soggetti alla nuova normativa riguardano, oltre la distribuzione idrica, come da recente referendum, la distribuzione di gas naturale, la distribuzione dell’energia elettrica, il servizio di trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali.
Come si può ben comprendere, quindi, tutti gli Enti Locali, e Roma Capitale è una di essi, saranno costretti a liberalizzare, cioè dismettere, tutti quei servizi che attualmente gestiscono tramite le società dagli stessi partecipate, sia in misura totalitaria che parziale.
Ad oggi, Roma Capitale detiene direttamente la totalità del capitale sociale, o comunque quote di maggioranza assoluta, in dieci grandi società, tra cui AMA, ATAC e ACEA. Oltre a queste, Roma Capitale ha partecipazioni in più di 50 altre società di servizi. Appare quindi in maniera molto chiara l’importanza del mandato che l’amministrazione si trova a dover definire, circa la destinazione futura di numerose aziende, tra cui alcuni autentici colossi economico finanziari.
In questo contesto, va sottolineato come l’attuale Giunta capitolina non abbia saputo cogliere la portata delle ultime modifiche legislative, tant’è che la stessa delibera di indirizzo (approvata il 12 dicembre 2011), relativa al destino delle società partecipate, è stata emessa con riferimento al quadro normativo vigente nel 2008! In pratica, si può affermare che ad oggi la posizione di Roma Capitale si pone al di fuori di un corretto piano giuridico, esponendo l’Ente a tutta una serie di gravi conseguenze che tutto ciò comporta.
Ma i tempi per porre rimedio, anche se molto ristretti, ci sono ancora. Fondamentale sarà, per noi di Cambiare Davvero, porsi come soggetto promotore per riuscire a coagulare intorno ad un nuovo progetto di riforme il maggior consenso possibile di politici, imprenditori e professionisti, per ordinare un radicale e definitivo cambio di rotta.
Perché esiste la possibilità concreta di fornire tutta una serie di servizi pubblici che siano validi, efficienti ed economicamente sostenibili per i cittadini. Perché, se prima era solamente auspicabile l’affidamento a soggetti privati della gestione di determinati servizi (ad esempio quelli legati al ciclo dei rifiuti solidi urbani), oggi questa è diventata una necessità dettata dalla legge.
Giampaolo Nardozi - gruppo Razionalizzazione delle Municipalizzate